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realtà aumentata
Noto 1963: il giorno della paura.

Il film in realtà virtuale Noto 1693: Il giorno della paura ricostruisce le vicende del fatidico 11 Gennaio 1693, giorno in cui la città medievale di Noto che sorgeva sul monte Alveria (oggi Noto Antica) fu colpita da un terremoto che la devastò nell’arco di pochi secondi. 
Tramite la visione di quest’innovativa opera cinematografica digitale, è possibile apprezzare la ricostruzione fedele di ambienti e personaggi realmente esistiti a Noto, in un crescendo emotivo dove la finzione cinematografica e la storia s’incontrano per un’esperienza immersiva e coinvolgente. Lo spettatore, indossando un visore per virtual reality, viaggia indietro nel tempo per vivere in prima persona le ore antecedenti il devastante terremoto.
Il sisma di intensità pari a 11 gradi sulla Scala Mercalli lasciò nient’altro che morte e devastazione dietro di sé. L’estensione del terremoto fu molto ampia, quasi 14.000 chilometri quadrati e i morti si contarono subito a migliaia, 54.000 in totale nella Sicilia orientale. A Noto se ne registrarono circa 3.000: morì un abitante su quattro. Si tratta del più forte evento sismico mai registrato in Italia negli ultimi mille anni. 

La memoria emotiva del terremoto è ancora impressa nella memoria collettiva dei cittadini di Noto ed è possibile rintracciarne un profilo anche nei racconti che gli anziani si tramandano da generazioni. Facendo appello a questa memoria, sono stati condotti dei casting tra i cittadini di Noto, che hanno portato alla scelta di 30 “attori” per impersonare i personaggi storici del film. Grazie a una tecnica di morphing, i volti dei cittadini di oggi sono stati acquisiti tramite un programma e riportati in 3D sui volti dei personaggi del passato. Questa scelta stilistica è stata dettata dalla volontà di creare una sorta di “ponte” fra generazioni lontane più di tre secoli, in modo da evidenziare il rapporto, sempre vivo, tra il passato e il presente. 
Il film, commissionato dal Comune di Noto, è stato prodotto da AppTripper di Sebastiano Deva, con la collaborazione di un comitato scientifico che ha supervisionato le diverse fasi del progetto.